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20 Maggio 2024

139. Lunedì 20 maggio 2024
64. Fm – Lettera a Filemone

 

Struttura della lettera (che non ha capitoli ma solo 25 versetti)

 

1,1-3 – Indirizzo

1,4-7 – Ringraziamento e preghiera

1,8-21 – Richiesta in favore di Onesimo

1,22-25 – Raccomandazioni. Saluti

 

Lettera straordinaria (o per meglio dire, biglietto straordinario) quella che abbiamo avuto il piacere (tutto spirituale) di conoscere da vicino lunedì scorso, alla Scuola della Parola. Si tratta della lettera a Filemone, l’ultima della serie paolina nella Bibbia, prima della lettera agli Ebrei che è “a statuto speciale”.

Paolo è ormai vecchio (in realtà non ha nemmeno 60 anni!), ma vecchio per il suo tempo e per come lui si sente, è in catene a Roma, a disposizione di quel .. (al posto dei puntini mettete quello che volete!) di Nerone, che secondo la tradizione lo condannerà da lì a poco al taglio della testa, pena “onorevole” per un cittadino romano, come lui.

Paolo ha accolto presso di sé, qualche giorno prima, Onesimo, uno schiavo fuggito dalla casa del suo padrone, Filemone, un ricco signore di Colosse (cittadina nell’interno dell’Asia Minore, l’attuale costa occidentale della Turchia, quella cui Paolo aveva scritto la sua lettera “Ai Colossesi”). Onesimo conosce il rapporto di amicizia e fede che lega Paolo e Filemone e si rivolge a lui per poter “raddrizzare” a propria vita. Per uno schiavo fuggitivo infatti non c’erano a quel tempo molte prospettive: torture, isolamento, lavori forzati e morte sotto forma di crocifissione. Onesimo lo sa e si affida a Paolo, anzi lui stesso chiede di essere battezzato dall’apostolo che così lo può chiamare “figlio che ho generato in catene”.

Ma qui subito la parola “figlio” ricorda subito l’altro “figlio”, lo stesso Filemone, che egli aveva accolto nella fede e battezzato a sua volta.

E di qui nasce un intreccio nel cuore e nelle parole di Paolo che, come sempre, partendo dalla situazione concreta che stanno vivendo, sale in alto fino ai principi e ai valori più belli della fede cristiana. E in questo la lettera a Filemone è considerata l’inizio di una nuova umanità, di un nuovo pensiero, un nuovo modo di considerare il mondo, i rapporti sociali e soprattutto le persone.

E’ importantissimo il fatto che Paolo non chieda assolutamente di abolire la schiavitù e favorisce il ritorno dello schiavo dal suo padrone. Ma tramite il Signore Gesù che con il suo Spirito abita sia il padrone che lo schiavo (tra l’altro divenuti fratelli in Cristo) ormai esistono solo persone legate da un amore vero e profondo, che abbatte ogni divisione, che fa vivere le relazioni con l’amore di Cristo che ci ha amati e ha dato se stesso per noi.

Paolo dunque potrebbe, in forza del suo essere apostolo e anche padre nella fede di ambedue, comandare e dare disposizioni. No, egli si rivolge al cuore dei due e supplica il loro cuore di “rendere ragione” di quella vita superiore come figli del Padre che hanno abbracciato e che li fa nuovi, e assolutamente diversi dal mondo e dai suoi valori..

Le singole frasi e parole della lettera sono poi una più bella dell’altra: leggiamola, rileggiamola, impariamo qualcosa a memoria e teniamo presente che la fede deve motivare, influire, sorreggere, indirizzare tutta la vita del credente. La fede in Cristo Signore non può essere solo un po’ di teoria e qualche rito. No, noi veramente viviamo in lui, e lui vive in noi e ci chiede di amarci gli uni gli altri.

Dunque a Filemone non resta che un amore forte, gratuito, bellissimo, anche perché egli ha accolto da tempo in casa sua altri credenti per essere insieme comunità del Risorto e insieme spezzare il pane della vita..

Qualche “fiore”:

v.6: “la tua partecipazione alla fede diventi operante, per far conoscere tutto il bene che c’è tra noi per Cristo”

  1. 8-9: “per questo pur avendo in Cristo piena libertà di comandarti.. in nome della carità piuttosto ti esorto..”
  2. 14: “non ho voluto fare questo senza il tuo parere..”
  3. 16: “..non però come schiavo, ma molto più che schiavo, come fratello carissimo. sia come uomo che come fratello nel Signore”.
  4. 17: “Se mi consideri amico, accoglilo come me stesso”.
  5. 19: “lo scrivo di mio pugno: pagherò io.. Senza contare che tu mi sei debitore e proprio di te stesso!”